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Martedì 1° dicembre 2009
A CENA CON L’AVVOCATO CESARE BRANCALEONI

Quarant’anni con la malavita in Romagna

I brillanti ricordi di un penalista

Cesare Brancaleoni è nome da crociato. Essendo però nato in questo secolo, privo purtroppo di conquiste e cavalieri, di elmi, alabarde  e cimieri, la sua veste è la toga e la sua arma la parola, che  ha usato da grande affabulatore nella serata organizzata dal Lions club Rimini Riccione host per rievocare quarant’anni di vita e di malavita di casa nostra.

foto1Ricorda i suoi primi quarant’anni di professione forense, scanditi da storie di coltello, di sangue e di passioni, popolati da malavitosi ricchi d’ingegno, temuti e conosciuti per soprannome: Ernesto ‘o ricottaro, Ciro capo ‘e limone, Peppe ‘o mozzadito….
I campi d’azione erano la prostituzione, il gioco d’azzardo, il contrabbando di sigarette.
I capi erano gli esponenti  delle maggiori organizzazioni malavitose, rivedute e corrette dall’aria di casa nostra.

Perché da noi, testimonia l’avvocato Brancaleoni, la malavita organizzata non ha mai attecchito, pur essendo presenti molti  “pezzi da novanta” delle principali organizzazioni italiane e non solo.
Ci fu un patto di malaffare, verso la fine degli anni 60, che salvò le nostre coste: la camorra cercava un posto tranquillo dove nascondere chi aveva “fatto ‘o guaio” e sentiva  sul collo il fiato degli inquirenti. Un posto dove chi affittava camere e appartamenti non andasse troppo per il sottile nella registrazione dei documenti. Benvenuti in Riviera, da Napoli o da Palermo. Vi diamo vitto e alloggio , in cambio tenete pulito l’ambiente.

Per la verità l’ambiente e’ rimasto abbastanza pulito anche grazie a uomini grandi e forti di casa nostra che sapevano reagire con energia ad ogni tentativo di sopruso. Uno per tutti: il mitico Elio, mani e polsi forti come l’acciaio, gestore del mitico Embassy,  grazie a lui il vero ombelico del mondo quando eravamo tutti un po’ più giovani.
Gli si presenta un tizio che gli fa: “il tuo locale potrebbe andare a fuoco …”
Elio lo accompagna in cucina, mentre quello spiega che basterebbe pagare il pizzo per non subire i danni delle fiamme …
Elio lo solleva da terra e lo accomoda su una stufa accesa.
Dice  Brancaleoni che il malcapitato uscì col sedere a cerchi concentrici bruciati e ampi come una piadina.
A Elio ogni giorno dovrebbero andare un pensiero e i ringraziamenti di tutti  commercianti liberati dal pizzo.

Gli anni che passano limano gli eccessi della cronaca, lasciando l’essenza delle persone che abbiamo la sorte di incontrare. Così oggi  Brancaleoni ricorda e racconta di uomini e donne  certamente delinquenti ma non privi di una loro personale umanità.
Come Maria, diciottenne prostituta sicula, innamorata e gelosa del suo protettore.
Chiedeva all’avvocato se era reato versare una pentola d’acqua bollente sulle parti intime del fedifrago. E mezz’ora dopo, nello stesso studio, il fedifrago chiedeva consigli per sopprimere la gelosa in barba alle leggi.
Deve essere stato convincente l’avvocato, se è vero che alla fine i due si sono sposati.

Gli torna alla memoria Luciano, in carcere per emissione di assegni senza copertura che lo imbrogliò, saldando le spese  legali con un nuovo assegno senza copertura, gravato per giunta dalle spese del protesto.
C’è poi Bruno il contrabbandiere che, per non pagare le multe derivanti dalla sua attività, si era messo in casa un pitone di 6 metri. Di vitto gli costava poco, una gallina ogni 2 settimane, ma in cambio teneva alla larga ufficiali giudiziari e forze dell’ordine.

C’e’ la storia di Carlo,  fortemente psicotico, che tra un delitto e l’altro faceva dentro e fuori dal manicomio criminale di Aversa. Un giorno gettò la madre dal terrazzo poi minacciò: avvocato, ora tocca a te.
Brancaleoni si preparò alla visita acquistando una pistola e con quella riuscì  a farlo, per così dire, ragionare, ma certo non si può prevedere tutto.
Dopo  aver subito l’energica ramanzina  il  suo cliente, con calma, staccò una ad una le foglie di un ficus dello studio. Poi si abbassò i pantaloni mostrando, assicura Brancaleoni, un pene da invidia. Per giunta lo esortò: avvocato, attaccati qui.

Piazze e strade della nostra città. Per il giurista sono una sorta di geografia criminale.
C’era un  bar in via Lagomaggio frequentato da ricettatori; c’è stato  un morto ammazzato davanti all’Istituto delle Maestre Pie; un regolamento di conti nei pressi della stazione…
Ah, i mitici anni sessanta/settanta!
Tempi lontani, tutto sommato meno peggio di questi,  ora alimentati dagli altissimi guadagni che regala la droga.

Erano tempi in cui i principi del foro da queste parti  si chiamavano Veniero Accreman, Titta Benzi, Valter Giovanetti. Un genio quest’ultimo, ritiene  Brancaleoni; capace di inventarsi una difesa anche quando c’era solo da chiedere  ai giudici pietà per l’imputato.
Resta famosa una sua frase. “Anche le lumache lasciano la striscia”. Ha inteso così contestare la prova di un segno di frenata lungo 50 metri effettuata dall’auto di  un suo cliente prima di investire una vecchina sulle strisce pedonali.

Nei suoi primi 40 anni di professione forense Brancaleoni si è sentito fare anche qualche proposta inquietante. Ricorda quella di un potente contrabbandiere che gli consigliava di investire un po’ di denaro nel suo ramo.

Forte della sua grande esperienza, Brancaleoni regala preziosi  consigli. In primis ai colleghi più giovani: “Non siate avidi. Rispettate il patto di fiducia tra voi e il cliente”; poi alle avvocate penaliste, non ancora pronte per un ruolo tradizionalmente maschile; infine alle donne in generale, delle quali esalta le virtù casalinghe.
Bella serata.
Però, che splendido  crociato sarebbe stato, con quel nome.

Daniela Bassi

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Il presidente del Club Fabio Barone con l'avvocato Cesare Brancaleoni

 

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L'avvocato Brancaleoni fra il Presidente del Club Fabio Barone (a destra) e il Vicepresidente Moreno Maresi

 
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