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Martedì 19 gennaio 20010

Il ponte di Tiberio: leggenda e curiosità

Conferenza dell’Architetto Pier Luigi Foschi
Direttore dei musei comunali

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Un bel giorno, tanti anni fa, i riminesi si riunirono in assemblea per risolvere un gravissimo problema: il fiume Marecchia, con le sue frequenti piene, travol­geva i ponti che ogni volta venivano costruiti per an­dare verso il borgo di S. Giuliano e verso le regioni del nord. Dopo ampie e animate discussioni decisero di affidare la costruzione di un nuovo ponte nientedime­no che al diavolo, il quale accettò l’incarico in cambio dell’anima di colui che sarebbe passato per primo.
Il ponte fu costruito nell’arco di una notte e, quando venne il momento dell’inaugurazio

ne, tutte le autorità poste a capo del ponte si trovarono nell’imbarazzo di scegliere l’anima da sacrificare; alla fine decisero di barare facendo passare per primo un cane. Il diavolo andò su tutte le furie e cercò di distruggere a calci il ponte che lui stesso aveva costruito, ma la struttura era talmente solida che resistette. Dicono che in una pietra del ponte è rimasta l’impronta di uno zoccolo caprino.

Fuori della leggenda rimane il profondo significato politico e religioso che il nostro ponte assume oltre alla maestosità architettonica; il monumento è stato voluto da Augusto ed i lavori iniziarono nel 14 d.C. anno della morte dell’imperatore. Rimini è sempre stata una città molto cara ad Augusto: l’Arco trionfale porta la data del 27 a.C. anno della sua piena as­sunzione del potere imperiale. Augusto, molto atten­to alla comunicazione attraverso i simboli, una volta raggiunta militarmente la pacificazione dell’Impero, abbandona le vesti del condottiero (nella statuaria rappresentato con la lorica) ed assume quelle di pon­tefice massimo.

Il ponte di Rimini rappresenta, nelle chiavi delle arcate, simboli sacerdotali quali la broc­chetta sacrificale, la patera per le offerte alle divinità, la spirale segno degli aruspici; ma presenta anche decorazioni che richiamano direttamente la figura di Augusto: la corona di quercia che l’imperatore espo­neva sulla porta di casa e lo scudo d’oro posto dal senato nella Curia Giulia. Per questi motivi forse sa­rebbe più corretto chiamare il ponte di Rimini come Ponte di Augusto, anche se l’opera fu completata dal successore Tiberio.

Tra le curiosità costruttive ricordiamo che le pile pog­giano su palafitte in legno di rovere del diametro di circa cm. 35 e della lunghezza dai 3 ai 5 metri; le superfici esterne e le decorazioni sono in blocchi di pietra d’Istria ma il nucleo centrale dei piloni e delle arcate è costituito da muratura “a sacco”, cioè fram­menti di laterizio di ciottoli e di pietrame legati con malta, tecnica identica quella dell’Arco di Augusto.

Non tutti sanno che i piloni del Ponte sono inclinati rispetto all’asse stradale, perché orientati verso l’anti­ca foce del Marecchia ove si trovava il porto romano, più o meno nella zona dell’attuale parcheggio dello scalo merci; cosa che possiamo verificare facilmen­te ponendoci nel parco e traguardando l’arcata cen­trale, da monte verso mare: anziché il porto attuale vedremo l’area a sud del grattacielo.

Ancora una volta si dimostra importante la conoscen­za del nostro patrimonio culturale, per amarlo mag­giormente e magari anche per rispettarlo.”

 

Lion Pier Luigi Foschi
(Architetto Pier Luigi Foschi – Direttore dei Musei comunali di Rimini)

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