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Rimini archeologica

 

Nella serata del 15 luglio scorso, i soci del Lions Club Rimini-Riccione Host si sono ritrovati numerosissimi presso la sede del “Museo della Città” di Rimini per ammirare i più antichi reperti del patrimonio archeologico del nostro territorio. Tale esposizione, permanente, è stata inaugurata il 25 giugno di quest’anno e va a completare l’intera sezione archeologica iniziata nel 2003 e arricchita nel 2007 con gli splendidi reperti della “domus del Chirurgo”. I manufatti sono esposti in 40 sale per una superficie di 2.000 mq. del complesso museale cittadino lungo un percorso cronologico che testimonia il cammino dell’uomo nel nostro territorio dalla più remota preistoria al tardoantico.

Lo stupore dei visitatori è tangibile già alle prime teche, dove sono esposti manufatti risalenti a circa un milione di anni fa e che testimoniano la presenza dell’homo erectus, la cui vata era già organizzata in piccole comunità. I reperti sono selci scheggiate, raschiatoi, punte di lancia e freccia, funzionali alle primitive attività di caccia e pesca.

Più tardi, tra il VI e IV sec. a.C. , la comparsa di manufatti in ceramica indica lo sviluppo di un’economia agro-pastorale e un arretramento rispetto alla costa, verso posizioni più favorevoli e sicure. Verucchio è il centro di attrazione di scambi commerciali tra le genti di territori prossimi, Etruschi, Umbri, ma anche dei primi popoli itineranti,quali i Greci e i Celti.

Intanto, con lo scorrere dei secoli, mutano le condizioni climatiche e geografiche, per cui le piccole comunità dall’entroterra scendono sulla costa. E’ qui che nel 268 a. C. i Romani fondano la colonia di Ariminum, sulla foce del Marecchia. Dagli scavi riemergono monete in bronzo con testa di guerriero gallico con il collo ornato con la tipica torques, oltre a ciotole fittili con nomi di divinità. I depositi votivi di questo periodo ( sec. II – I a. C.) hanno protetto fino ai nostri tempi, miracolosamente, dei manufatti in ceramica a vernice nera, a dir poco sorprendenti per raffinatezza di esecuzione e per “modernità” di forme. Non meno significativi i capitelli, testimoni di un imponente tempio a S. Lorenzo in Monte, alle soglie del I sec. a. C. riferibili alla stessa epoca è la delicata testa in marmo greco di una divinità femminile.

Siamo ormai nell’epoca imperiale e la Città di Ariminum è avviata verso un destino di polarità attrattiva, grazie sicuramente alla posizione strategica nel territorio ma anche alla vivacità delle Genti che l’animavano.

Testimonianze notevoli sono i resti, spesso superbamente eleganti, di mosaici, pitture parietali e sculture, provenienti da domus di età imperiale, quali quelle di palazzo Massani, dell’Arco di Augusto, di via Sigismondo, e altre, tutte in centro-città.

Come dimenticare il “mosaico delle barche” dal palazzo Diotallevi o quelli dell’arcinota “domus del Chirurgo” da dove proviene il meraviglioso “pinax” , un rarissimo mosaico di pasta vitrea sottilissima.

La visita prosegue tra reperti che appaiono sempre più ricchi e raffinati, testimoni di un livello culturale oltre che socio-economico alquanto alto raggiunto dalla nostra Città.

Siamo al declinare dell’impero romano, in epoca tardoantica, nei secoli V e VI d. C., ma Rimini è ancora in posizione dominante, sia pure sotto l’influenza della vicina Ravenna. Ne sono segni gli splendidi mosaici provenienti dai palazzi Gioia e Palloni e dal mercato coperto. La visita è quasi conclusa, ma prima di tornare nel 2000 ci si sofferma ancora con emozione davanti alla statua (purtroppo acefala) in marmo della tenera Egnatia, morta giovanissima. Un ultimo sguardo al corredo di strumenti medici del “Chirurgo” Eutiches, più unici che rari e sorprendenti per la loro attualità.

La visita è conclusa e ci si scambiano sguardi ancora attoniti … ma allora Rimini non è diventata importante solo alla metà del 1800 (d. C. !!!) con la nascita della balneazione? E quei monumenti così imponenti come l’Arco di Augusto ed il ponte di Tiberio non erano cattedrali nel deserto …

 

 
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