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Welcome to Manhattan

NY1Non credo si possa rimanere indifferenti al fascino esercitato da New York. E’ veramente unica al mondo, con le mille sfaccettature che si impongono agli occhi appena la vedi dai finestrini dell’aereo. Si fa desiderare questa metropoli: quasi dieci ore di volo, poi il pulman che poco a poco accorcia le distanze tra te e la città-mito di questa nostra epoca. Mano a mano che ti avvicini ti riempi la vista di immagini, osservi con attenzione le periferie che fatalmente non possono avere lo scintillio di Manhattan, ma che pure risultano ugualmente interessanti. E che compongono il gigantesco mosaico di quartieri, razze, lingue, architetture, stili, attività lavorative e realtà artistiche che stanno tutte insieme nell’anima realmente cosmopolita di questa città. Poi, finalmente, eccola… la vedi stagliarsi nella luce del pomeriggio con i grattacieli visti mille volte nei film, bella, orgogliosa, luccicante: lo spettacolo è assicurato. È la “rush hour”, l’ora di punta del rientro dagli uffici, e il caos è enorme. Ma poi ti accorgerai che il traffico è sempre così, molto e sempre molto rumoroso, con tanta gente in movimento ad ogni ora del giorno. E della notte. È proprio vero: questa città non dorme mai! E mangia di continuo. Ovunque ti trovi, ti assale l’odore del cibo, di ogni tipo di cibo, venduto per strada, nei pub, nei ristoranti, self-service, bar, supermarket ed ogni altro luogo in cui ci sia posto per mangiare. Contrasti stridenti: grandi alberghi, lussuosi negozi presi comunque d’assalto dagli europei dotati di cambio valuta favorevole, e gli homeless, che dormono incuranti per strada avvolti nei loro cartoni che fanno da casa, in mezzo ad una folla affrettata altrettanto incurante di loro. Già, la folla: che attraversa le immense avenue con in mano sacchetti di cibo o giganteschi bicchieri di caffè, che si sbraccia per fermare un “yellow-cab”, o che pare instancabilmente e perennemente indaffarata. Ma non è una folla disattenta: si mostra gentile e disponibile se ti vede in difficoltà, si offre di aiutarti se capisce che ti serve un’indicazione (cosa piuttosto improbabile, data l’estrema razionalità della pianta cittadina), si profonde in scuse se per caso ti urta: e non te lo aspetti, un comportamento del genere in una città così grande e frequentata. Il bello è camminare per le strade, cercare di intravedere la punta dei grattacieli, concedersi una pausa dalla metropoli a Central Park, oasi di pace che ti sorprende, geometricamente piazzata proprio lì, in mezzo a Midtown. Visitare uno dei tanti e prestigiosi musei, vagare per le strade, entrare in negozi particolarissimi, grandi ed esagerati. Passeggiare di notte a Times Square, dove il caos, il movimento, la luce sono uguali a mezzogiorno come a mezzanotte. Intuire che tutto ciò che succede al mondo passa fatalmente da questa città. Tutto è come nei film: che osservazione banale! Ma vera. Forse inconsciamente hai sempre pensato che ciò che si vede al cinema sia una forzatura spettacolare della realtà, ma non è così, è la realtà quotidiana. Cammini sulla Fifth Avenue, e passi davanti a Tiffany’s, al Plaza Hotel: rivedi Audrey Hepburn che fa colazione davanti alle splendide vetrine, senti nelle orecchie le indimenticabili note di “Moon River”. Si accavallano le sirene delle auto dei Cops, dei leggendari Firemen, delle ambulanze. Passi per Broadway e c’è il capannello di gente che aspetta l’autografo dell’attore in scena a teatro. Non puoi dimenticare Ground Zero, e ti meravigli come il vuoto possa riempire tragicamente uno spazio: alzi lo sguardo e ricordi ciò che è accaduto, tenti di immaginare cosa sia stato essere lì ed assistere impotenti al disastro. Immagini come doveva essere lo skyline della città dal traghetto che conduce prima a Miss Liberty, orgogliosamente imponente, poi ad Ellis Island. Entrare in quelle sale, vedere quelle foto, ritrovare i passaporti d’epoca rilasciati da re Vittorio Emanuele III a qualcuno dei nostri migranti: impossibile non sentire sulla pelle il groviglio di disperazione, miseria, dignità e speranza che hanno animato la vita di chi è passato di là. Vedere da vicino il palazzo dell’ONU, affacciato placidamente sull’East River in un’abbagliante giornata di sole, è sentirsi per un attimo al centro dell’attualità politica: il momento è assai critico per il Nord Africa, e per tutto il mondo. Tra poche ore si prenderanno, qua dentro, decisioni che si spera saranno fondamentali per superare la crisi in atto. La giornata Lions per la quale siamo arrivati sino a qui non ha certo, e non vuole, avere la pretesa di risolvere i pressanti problemi in atto, ma può essere di aiuto in un periodo storico così difficile: i principi che ispirano il nostro club sono condivisibili non sono dall’ONU stesso, ma da chiunque sia sensibile alla dura realtà che ci circonda. Osservare la città dalla Brooklyn Heights Promenade vuol dire ritrovarsi sotto l’imponente profilo del ponte di Brooklyn: attraversarlo a piedi è emozionante, ci si sente piccola ma indispensabile parte della città. Questa è la magia di New York: ti fa sentire subito parte di sé. E quando l’aereo si alza in volo regalandoti lo spettacolo irripetibile di una Manhattan notturna sfavillante e magnifica, prometti a te stessa di ritornarci, per poter vedere un’altra anima, un altro aspetto, un dettaglio che di certo ti è sfuggito. Per poter mordere ancora una volta la “grande mela” che non dorme mai.

Monica Sardonini

BOOK FOTOGRAFICO


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