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Arengo: Comunità e potere

Tutte le principali città hanno un luogo o un edificio che più di altri rappresenta la comunità nella sua espressione di partecipazione democratica ma anche di esercizio del potere. Il palazzo dell’Arengo è per Rimini il luogo più emblematico ed è quindi stato oggetto di una comunicazione tenuta lo scorso martedì 22 dall’architetto Pier Luigi Foschi, già direttore dei Musei Comunali, ad un meeting tra il Lions Club Rimini-Riccione Host ed il Lions Club Undistricted San Marino.

Il palazzo fu costruito per volontà del Podestà Madio de’ Carbonesi nel 1204, come testimonia un frammento di iscrizione collocata nel pilastro centrale del porticato. Prima, le adunanze dei notabili si tenevano nella vicina Cattedrale di Santa Colomba, poi si preferì porre anche logisticamente, una netta divisione tra il potere civile e quello religioso, senza interferenze o condizionamenti.

Il Palazzo “delle Arringhe”, ovvero delle discussioni sull’amministrazione della Città, è uno dei primi in Italia, seguendo di pochi anni il Palazzo della Ragione di Bergamo (primo esempio) e prima ancora di Padova (1218) e di Milano (1228).

Un pubblico attento ha seguito il racconto delle fasi salienti del Palazzo, racconto accompagnato da numerose immagini anche storiche, prima dei danneggiamenti a causa del terremoto del 1916 e le trasformazioni apportate dall’ing. Rastelli. I lavori si ispirarono liberamente a elementi presenti nell’attiguo palazzo del Podestà e a frammenti architettonici ora conservati presso il Museo della Città. Lo stile risente naturalmente del clima culturale dell’architettura di inizi novecento.

Il coronamento con merli ghibellini testimoniano il clima politico postunitario, ma richiamano anche le tracce lasciate a Rimini dagli imperatori Federico “Barbarossa” e Federico II, (sono riconoscibili i merli ghibellini inglobati nelle mura di Castel Sismondo). A proposito di imperatori, è stato ricordato che nel palazzo dell’Arengo fu emanata la famosa “bolla d’oro di Rimini”, con la quale Federico II diede mandato ai cavalieri Teutonici di conquistare e convertire l’Europa centro-settentrionale. La conversione della Polonia e dei paesi baltici è partita proprio da Rimini, dal palazzo dell’Arengo.

Nel 1681 il Comune delibera di costruire un teatro, con tre ordine di palchi, dentro la sala dell’Arengo, affidando il progetto all’architetto veneziano Pietro Mauri e probabilmente in questa sala si sviluppò la vocazione di commediografo al giovane Carlo Goldoni che studiò proprio a Rimini dai Padri Domenicani.

Ora l’edificio è utilizzato come spazio espositivo, è interessante sottolineare la trasformazione da luogo di potere a luogo di cultura (prima teatro poi mostre); in chiusura della comunicazione è stato sottolineato l’auspicio di una rinascita di Rimini partendo proprio dalla Cultura. Arengo come metafora della Città.

Lion Pier Luigi Foschi

 

 

 
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