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Il Lions Club Rimini – Riccione Host al C.E.R.N. di Ginevra

Sabato 11 febbraio scorso una folta delegazione del Lion Club Rimini-Riccione Host ha visitato a Ginevra il Centro Europeo di Ricerca Nucleare, il più grande laboratorio di fisica delle particelle del mondo.

Partiti da Rimini in autobus venerdì 10 con neve e previsioni di un tempo tempestoso ed inclemente, il gruppo capeggiato dal Presidente Moreno Maresi, dal Segretario Guido Zangheri, dal cerimoniere Graziano Lunghi e dalla Past-President Monica Sardonini, formato da tanti soci e congiunti, con amici dei Club Lions ravennati, e soprattutto con un folto numero di giovani studenti di scuola superiore ed università, ha raggiunto Ginevra dove neve, gelo, vento fortissimo e temperature di

-10 gradi hanno reso un po’ difficile anche una breve passeggiata sul bel lungolago.

Ad accogliere il gruppo al CERN c’era il Presidente del Lions Club di Ginevra che ha fatto gli onori di casa e augurato una buona visita

. Il Cern, - Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare - è stata fondata nel 1954, nel periodo di grande impegno di ricostruzione del dopoguerra, per poter portare avanti grossi sperimentazioni di fisica nucleare convogliando, in una sola organizzazione, gli sforzi e le spese di varie nazioni. Ginevra era già sede delle Nazioni Unite, apparteneva ad un paese neutrale ed era vicinissima a Francia, Germania ed Italia e perciò fu scelta come sede.

Oggi i paesi membri sono 20 e contribuiscono, secondo il loro prodotto interno lordo, al mantenimento di questo grandioso laboratorio di ricerca avanzata che gode della collaborazione anche di molti Paesi Osservatori. Anche questi paesi, come i Paesi Membri, mandano i loro scienziati a Ginevra o analizzano nelle loro sedi, mediante una nuova tecnologia di reti GRID (le griglie di calcolo) che collega decine di migliaia di computer in tutto il mondo, l’enorme mole di dati qui prodotti.

L’Italia ha avuto sin dalla fondazione un ruolo di preminenza e oggi vanta il maggior numero di ricercatori, 1455 su 7000 attivi ogni giorno, e italiani sono anche i direttori dei 4 maggiori progetti di ricerca (ALICE, ATLAD, CMS, LHCb).

I tre giovani ricercatori, anche loro italiani, che hanno accolto il nostro gruppo, dopo averci illustrato i progetti di ricerca, ( Luigi Gallerani di Genova, 28 anni ) ci hanno mostrato e spiegato l’avanzata tecnologia con cui vengono costruiti gli acceleratori e fatto visitare il centro di calcolo dove vengono elaborati i dati provenienti da tutti gli esperimenti ( Diego Casadei di Rimini, meno di 40 anni); sono riusciti a farci respirare “l’aria” dei grandi centri di ricerca internazionali e trasmetterci l’entusiasmo con cui svolgono il loro lavoro che ci è parso davvero speciale e stimolate. Sono riusciti ad essere semplici nei modi e bravissimi nell’esemplificare, per quanto possibile, quello che è invece tremendamente complesso. Ci hanno spiegato che nei laboratori del Cern si cerca di riprodurre dei “mini Big-Bang” in modo da poter capire cosa sia successo in quei primi brevissimi minuti dopo l’esplosione che, si pensa, abbia portato alla creazione dell’Universo e poter così studiare la natura della materia, dell’energia, dello spazio e del tempo.

Nei loro laboratori si sono rilevate numerose particelle elementari tra cui i quark (elementi costitutivi della materia) e i bosoni (mediatori di forza), in particolare i bosoni W e Z che hanno permesso all’italiano Rubbia di vincere, nel 1991, il Nobel per la fisica.

I padiglioni del Cern occupano una vasta area verde e sotto, a 50-100 m. di profondità, fra le montagne dello Giura francese e il lago di Ginevra, vi sono gli acceleratori di particelle costruiti in diversi periodi, acceleratori sempre più grandi e sempre più potenti fino al moderno LHC (Larg Handron Collider), un anello di 27 Km di circonferenza. LHC permette esperimenti ad alta energia; riuscire a realizzare esperimenti ad alta energia è importante perché più energia acquistano le particelle, più particelle si creano dalla collisione dei due fasci di particelle accelerate che circolano in versi opposti. I due fasci di particelle, che raggiungono velocità prossime a quelle della luce, circolano in un vuoto quasi assoluto guidati da grandi magneti superconduttori raffreddati a temperature vicino allo zero assoluto e si scontrano circa 30 milioni di volte al secondo.

Le ricerche del Cern sono importanti non solo perché permettono la ricerca di base sui costituenti ultimi della natura e quindi soddisfano la nostra sete di conoscenza, ma anche, come ci hanno spiegato, perché si possono aprire nuovi scenari legati ad applicazioni estremamente utili come ad esempio la cura e la diagnosi dei tumori (ad esempio la PET). Inoltre la tecnologia necessaria per realizzare questi esperimenti è molto sofisticata (come è possibile ad esempio ottenere raffreddamenti prossimi allo zero assoluto cioè vicino a -273 °C?) e richiede uno studio mirato e approfondito che non si esaurisce all’applicazione in questi esperimenti ma che può essere usata anche in ambiti molto lontani da questo. Non è difficile pensare che, con tanti stimoli e sollecitazioni, abbiamo sommerso di domande, dalle più semplici alle più raffinate, i ricercatori che però sono stati generosi nelle loro risposte cercando di darci spiegazioni il più possibile esaurienti. Gli studenti che facevano parte del nostro gruppo erano attentissimi: mai visti allievi così concentrati…parola d’insegnante! Sono sicura che questo nostro gruppo di giovani affronterà lo studio della fisica ( e della matematica e dell’informatica) con una nuova energia e anche soltanto questo ripagherà i vecchi Lions della trasferta faticosa.

Alessandra Babini Corvetta


 

 
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