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“I giardini del bene e del male”

I primi giardini comparvero con ragionevole certezza quando alle piante da frutto ed agli orti vennero ad aggiungersi essenze e piante ornamentali che talora, per ragioni estetiche, presero il sopravvento.
Partendo da questo assunto, l’Architetto Massimo Mori, relatore del meeting interclub tenutosi alla presenza del Ladies Circle (Presidente Barbara Andrenacci) e del Lions Club Rimini Riccione Host (Presidente Maurizio Della Marchina), ha tenuto un’ampia, piacevole e dotta disamina della storia e del significato dei giardini nella storia e nella società fino dai tempi più remoti.
Nella formazione e sviluppo del giardino (parola derivata dal francese jardin, a sua volta di origine franca, volta a significare “recinto”), ha giocato un ruolo assai importante l’aspetto estetico-edonistico, finalizzato a permettere il godimento sensoriale del bello, del profumo e degli aromi gradevoli ed a porre in evidenza il gusto dell’armonia, anche come aspetto formale ed architettonico, fornendo alle piante un ruolo di opera d’arte e di supporto ornamentale ed artistico.
Ogni cultura ed ogni religione, occidentale ed orientale, ha caricato il giardino di significati simbolici globalmente o nelle sue diverse componenti, rappresentando più spesso il paradiso, presente o perduto, con presenza di personificazioni divine per molte piante, caricate talvolta di poteri magici, di virtù o addirittura di sentimenti umani (ricordiamo la palma, ritenuta simbolo di vittoria presso i Greci ed i Romani, mentre per il mondo cristiano rappresenta il premio eterno della virtù e del martirio; il sicomoro, che dagli egizi era utilizzato per fare i sarcofagi dei faraoni divinizzati, il loto, presente nell’iconografia buddista ed induista, l’alloro, sacro ad Apollo, simbolo di sapienza e gloria, l’olivo, simbolo di pace, l’edera di fedeltà, ecc) I giardini più antichi sono quelli egizi, documentati frequentemente negli affreschi tombali, caratterizzati da una alta recinzione,dentro la quale erano piantati pergolati di vite, fiori, palme e sicomori, mentre le superfici acquatiche erano colonizzate da piante e fiori di loto.
Altrettanto famosi erano i giardini assiro-babilonesi, tipici della regione mesopotamica della mezzaluna fertile, essi raggiunsero il loro più lussureggiante sviluppo nei giardini pensili di Babilonia, ritenuti essere una delle meraviglie del mondo.
Nella civiltà greca vediamo comparire i giardini in una fase relativamente tardiva, preceduta da altre in cui si privilegiavano, utilitariamente, gli orti ed i frutteti. I giardini ellenici mantenevano il più possibile inalterato l’aspetto naturale dell’ambiente, arricchendolo talora con vasi fioriti a scopo decorativo. L’ambiente romano è caratterizzato dalla presenza dei cosiddetti Orti, di solito un insieme di edifici e giardini edificati anche nel contesto urbano, mentre fasce di grandi parchi caratterizzavano le zone extraurbane e panoramiche.
L’eruzione di Pompei ed Ercolano ci ha permesso di verificare come erano contestualizzate le aree verdi in ambito cittadino, con la presenza di vialetti, fontane, vasche, statue, abbellite da fiori ed alberi i più vari (bosso, mirto, cipresso, leccio, alberi da frutta).
Le specie botaniche coltivate negli spazi verdi dell’antica Roma possono facilmente venire desunte dall’Historia Naturalis di Plinio.
Il lungo periodo medievale,protrattosi per un migliaio di anni,vide dapprima la presenza delle strutture ecclesiastiche giocare un ruolo di primo piano nella cura e coltura del territorio, in particolare con la presenza di monasteri ed insediamenti conventuali che finalizzavano però la coltivazione delle piante alle specie orticole e da frutta ed alle piante aromatiche e medicinali.
Nei conventi la presenza centrale del pozzo significava il simbolo divino che permetteva l’irrigazione dei terreni, quasi fosse acqua della vita per il raggiungimento del paradiso. La presenza del mondo arabo-normanno vide, nei territori da essi governati, lo sviluppo di arredi verdi volti a deliziare tutti cinque i sensi umani, mentre fu il rinascimento a sviluppare giardini ed ambienti volutamente scenografici, con terrazzamenti, giochi d’acqua, attenta integrazione con le componenti architettoniche e lo sviluppo delle grandi ville patrizie che caratterizzarono il paesaggio e l’ambiente italiano, mentre le piante aromatiche e medicinali erano confinate ad ambienti raccolti ed in piccoli giardini segreti, caratterizzando così la complessità del giardino all’italiana. Fu però nel settecento e, di seguito, nell’ottocento che fiorirono le grandi tendenze del giardino alla francese ed all’inglese.
In Francia la presenza di grandi spazi verdi, specie pianeggianti, portò allo sviluppo di un’architettura dei giardini volutamente simmetrica, con la presenza di grandi viali con ampie aiuole, fiori e piante ad arredo, caratterizzati dalla convergenza della veduta verso la villa o il palazzo, con un aspetto ordinato, geometrico e di grande impatto visivo. In Inghilterra nacque la concezione dello sviluppo paesaggistico del giardino, posto unicamente a miglioramento della presenza naturale, senza travisamenti o presenze artificiali, ma con un aspetto volutamente integrato nell’ambiente. Questa tendenza ebbe una fortuna ed uno sviluppo immediato in tutto l’occidente e portò ad un ritorno allo studio ed all’attenzione verso le diverse essenze vegetali, particolarmente evidente con la costruzione degli orti botanici.

Lions Maurizio Della Marchina

 
 

 
 
 
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