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“Il senso del mare: identità locali, tradizioni, scambi”

Il Golfo di Venezia era la denominazione data in antico al Mare Adriatico, a rimarcare come l’intero bacino, da Trieste ad Otranto, fosse di specifica competenza della Serenissima, ed a Rimini esistevano da tempi remoti, dedicazioni a santi, festività e cognomi di famiglie di origine tipicamente veneta.
Con questo incipit sicuramente intrigante la Professoressa Maria Lucia De Nicolò, docente presso l’Università di Bologna, con insegnamento in Storia del Mediterraneo in età moderna, Storia della città e del territorio e Storia del Rinascimento, ha iniziato la propria relazione “Il senso del mare: identità locali, tradizioni, scambi” al meeting che il Lions Club Rimini Riccione Host ha organizzato martedì 19 febbraio presso l’Hotel Holiday Inn, sua sede di riferimento.

La relatrice è stata presentata dall’Ammiraglio Aleardo Cingolani,socio lions, il quale ha brevemente ricordato come tuttora siano numerosi nel parlato comune i vocaboli di origine marinara e come le abitudini e le tradizioni marinare siano lentamente in via di scomparsa, unitamente alle strutture didattiche collegate alla navigazione, ormai obsolete e non più riscontrabili nella società riminese.

Le vicende storiche ed il rapporto di Rimini con il suo mare hanno di certo avuto andamenti incostanti e non lineari,t anto da potersi affermare che la nostra città sia una città sul mare, ma probabilmente non una vera città di mare!

In effetti i messi incaricati della Repubblica di Venezia  di valutare le potenzialità marittime della zona erano giunti alle conclusioni che Rimini era dotata sì di un porto,ma di un porto soprattutto fluviale, aperto sull’Adriatico, quindi non presentante sicuramente dotazioni e strutture tali da risultare appetibile sotto il profilo del suo possesso territoriale.

Il versante italiano della costa adriatica è sempre stato, per sua morfologia prevalente, (costa e fondali bassi e sabbiosi) poco adatto ad ospitare naviglio marittimo di pescaggio e stazza importanti, ed il nostro territorio non ha fatto, naturalmente, eccezione a questa regola; del resto, le presenza dei banchi sabbiosi ha favorito nei secoli scorsi,l a cosiddetta “ portualità mobile”, con zone di maggiore profondità, in cui venivano ormeggiate le imbarcazioni più grandi a da cui si provvedeva a trasbordare le merci a terra con barche di minori dimensioni.

Pertanto la pesca ed il commercio locali erano di minore rilievo e venivano effettuati  costantemente lungo costa; le attività connesse alla marineria erano dunque più di trasformazione e commercializzazione che non cantieristiche e di approdo.

Nemmeno nel periodo malatestiano si  assistette ad uno sviluppo delle attività connesse alla navigazione,anche se, ad esempio sotto Carlo Malatesta, si procedette ad una sistemazione delle difese e delle strutture portuali, ma  la flotta riminese venne tutt’al più rappresentata dalla “cocca”malatestiana, così ben rappresentata dai rilievi di Agostino di Duccio nel Tempio Malatestiano.

Una vera attività marinara di natura peschereccia e commerciale si sviluppò dal 1500 con l’arrivo di uomini e talora di vere comunità dalle città costiere venete e dalmate, così da popolare in maniera pressoché completa tutta la zona circostante il porto, tanto da costituire una vero mondo a sè, dotato di un suo linguaggio (il portolotto), di propri usi e costumi e, addirittura di propri santi protettori, separati dal resto della città quasi da un confine invalicabile.

Lo sviluppo dell’economia legata al mare portò poi,nel 1600-1700 alla comparsa anche di una vera classe imprenditoriale e ad una  “rivoluzione piscatoria”,caratterizzata da nuove e diverse modalità di pesca e,addirittura dalla realizzazione di peculiari modelli di imbarcazioni (i”tartanoni”) destinati ad influenzare anche altre realtà adriatiche.
Questi ed altri sviluppi tecnologici hanno poi portato alla realizzazione del “trabaccolo”,che ha caratterizzato in maniera quasi esclusiva la navigazione adriatica fino all’avvento del motore.

Le notizie riportate,unitamente all’anedottica correlata ed alla curiosità attenta della platea hanno caratterizzato una serata ricca di apporti culturali e di acquisizioni su di un aspetto della nostra città apparentemente e superficialmente ritenuto caratterizzante sotto il profilo degli usi e costumi e delle tradizioni,ma invece,troppo spesso colpevolmente sottostimato, trascurato e mascherato dalla falsa immagine edonistica riminese.

La Professoressa De Nicolò,direttrice scientifica del Museo della Marineria di Pesaro ha invitato inoltre i soci ad una visita commentata e ragionata del museo stesso,onde conoscere più approfonditamente strumenti,immagini e figure correlate al mondo della marineria; la proposta è stata naturalmente accolta con interessato entusiasmo dai presenti e fatta propria dal Presidente del Club che ha dato il colpo di campana conclusivo ad un orario più protratto dell’usuale proprio in virtù della abbondanza e dell’interesse degli argomenti presentati!

Lion Maurizio Della Marchina

 
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