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“La cultura del caffè”

In un momento di naturale tendenza volta a riscoprire i reali valori della quotidianità, del vivere civile nella ricerca sistematica di sdrammatizzare gli eventi negativi che incombono sull’intero paese e in una regione, l’Emila-Romagna, così ricca di storia, di cultura e di valenze tecniche e umane di alto profilo, non poteva essere altri che lui: Andrea Mingardi.
Un uomo e un artista, Mingardi, capace d’irridere i colpi mancini della sorte ed esorcizzare tutti i diavoli che s’annidano nell’animo umano ricorrendo a una sana autoironica interprestazione della vita. La sua e, di riflesso, anche della nostra, visto che, nessuno, proprio nessuno può chiamarsi fuori da un contesto socioculturale che va facendosi sempre più arido e sempre meno a misura d’uomo.
Così, a rasserenare gli animi e a vivere una serata armonicamente trapuntata di ottimismo, ci ha pensato il nostro presidente Maurizio Della Marchina che, invitando Andrea Mingardi, indimenticabile protagonista di tante serate danzanti sulla riviera romagnola (Paradiso, Oriental club, Embassy, Bandiera Gialla, Altro Mondo) ha ottenuto il duplice successo di riunire la stragrande maggioranza dei soci lions attorno a belle tavole imbandite di tutto punto e, soprattutto, ripassare alla moviola dei sentimenti velati di nostalgia le immagini e gli amarcord in bianco e nero della nostra gioventù.
Il presidente Della Marchina, con il tocco di martelletto sulla campana (i simboli del potere lionistico), ha presentato l’illustre ospite dicendo: “Andrea Mingardi è forse una delle voci che più costantemente ci hanno accompagnato negli anni; il suo curriculum artistico solo apparentemente legato ai ritmi ed alle cadenze più strettamente felsinee, possiede in effetti solide basi che spaziano dal rock al blues, al twist, al beat, al soul, al funky.
Giustamente è stato detto essere riduttivo chiamarlo solamente cantautore, avendo egli sperimentato in oltre 25 anni di carriera musicale innumerevoli modalità espressive e mai ripetitive, ponendo all’attenzione del pubblico brani autobiografici in cui racconta se stesso ed il suo modo di approcciarsi alla vita, ma anche rendendosi interprete (e, consentitemi, splendido interprete) di successi di altri autori e di altre epoche.
Come è ben noto Andrea è anche un compositore e narratore di canzoni in dialetto bolognese, a contenuto sempre ironico, talora graffiante e mai banale, divulgatore dell’humus di una terra portata talora a dissacrare anche il non dissacrabile, sempre sul filo di una visione sostanzialmente bonaria delle umane vicende.
Nel 1992 debutta al Festival di San Remo e di seguito svolge ruoli di non secondaria importanza in spettacoli televisivi nazionali, spesso in collaborazione con cantanti della caratura di Mina (ricco di suggestioni emotive il  suo duetto con la “tigre di Cremona” nella canzone Mogol e Battisti) e Ornella Vanoni, ottenendo premi e riconoscimenti di altissimo livello.
Ma il descrivere Andrea Mingardi unicamente come un personaggio di spicco del mondo musicale non ci dà un’idea adeguata della sua poliedrica personalità; al di là del suo strettissimo rapporto “placentare” con il mondo dello sport e del calcio (il Bologna, la Nazionale Cantanti e la Virtus basket sono i suoi punti di riferimento), è opportuno ricordare che il nostro personaggio ha coltivato da anni una vera passione per l’arte figurativa, infatti egli stesso ha ricordato che la musica si accompagna alle parole, favorisce la creazione di immagini e porta a un eclettismo espressivo che favorisce la produzione di dipinti, ma anche di sculture ed opere polimateriche.
Ovviamente Andrea non poteva non esprimersi anche in campo cinematografico e letterario, manifestando la sua complessa personalità con aforismi, battute, riflessioni e pensieri riflettenti la sua e la nostra quotidianità, il rapporto con il senso della vita e del destino, partendo dal proprio neorealismo bolognese per giungere ad espressioni e conclusioni più ampie ed omnicomprensive. Sue opere letterarie sono i libri fra cui: “Ciao ràgaz, Benèssum, Un biglietto per l’aldilà, Socc’mel, Al giorno d’oggi non c’è più il futuro di una volta” che ci danno la propria idea del mondo e della vita”.

Giorgio Betti

 

 
 
 
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