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Roberto Santachiara

Point Lenana, il racconto della vita di un italiano e del suo amore per la montagna.

SANTACHIARA

Il L.C.Rimini Riccione Host ha incontrato, il 17 gennaio scorso, ROBERTO SANTACHIARA, agente letterario tra i più noti in Italia. La serata non era però incentrata sul suo particolare ed affascinante lavoro, che consiste sostanzialmente nello scegliere scrittori e manoscritti , stabilirne la qualità ed il possibile interesse per il pubblico e presentarli alle diverse case editrici per farne “un libro”. Lavoro di particolare sensibilità, creatività e lungimiranza, quello di Santachiara, che affianca anche ad una grandissima passione, quella della montagna, che lo ha visto in giro per il mondo, accompagnato dalla sua bella moglie Cecilia, percorre sentieri aspri ed impervi per raggiungere cime elevate.

Santachiara, dopo alcuni brevi cenni alla sua attività di agente letterario, ha voluto presentare il libro scritto assieme a Wu Ming 1 (al secolo Roberto Bui ) “ Point Lenana”. Per spiegare il perché ed il significato di questa sua opera, Santachiara ha raccontato, con brevi ma intesi tratti, la storia di Felice Benuzzi, triestino,di madre austriaca, classe 1910, che, assieme ad altri due compagni prigionieri di guerra in Africa nel 1943, fuggì dal campo di prigionia inglese di Nanyuki, non per tornare a casa come verrebbe naturale pensare a tutti noi, ma per scalare una montagna, il Monte Kenya.

Proprio così, i tre prigionieri di guerra italiani, laceri, poco nutriti, con attrezzatura di fortuna che si erano fatta da soli di nascosto nel campo di prigionia, riuscirono a scalare una delle vette del Monte Kenya, Point Lenana appunto, ed a issare, su di essa, la bandiera italiana.

Su questa impresa Benuzzi scrisse un libro, tradotto in inglese con il nome No Picnic on Mount Kenya che ebbe, specie nel mercato anglosassone un grandissimo successo, senz’altro maggiore di quello ricevuto in Italia dove fu pubblicato con il titolo Fuga sul Kenya.

Quello che colpì i lettori del tempo, e ha colpito così fortemente gli autori del libro, è l’insieme delle emozioni e motivazioni che stavano dietro al fatto “sportivo” di scalare una montagna. Per i tre prigionieri, ispirati dal Benuzzi, amante delle montagne e scalatore esperto, arrivare in cima al Monte Kenya, fuggendo da un campo di prigionia, voleva significare affermare la propria dignità umana, il proprio valore di uomini, che la prigionia (e la guerra) intendevano invece fiaccare ed annullare : vae victis guai ai vinti.

Ecco, l’impresa di Benuzzi e degli altri, era il riscatto di questa volontà di soggiogare i vinti da parte dei vincitori, non considerandoli più come persone o uomini ma solo come “prigionieri”

Dopo la scalata al Monte Kenya, i tre valorosi tornarono, infatti, al loro campo di prigionia, riconsegnandosi al “nemico” a sottolineare ancora di più il valore della impresa portata a termine.

Il libro, scritto da Santachiara e Bui, vuole scavare nella personalità e nella vita di Felice Benuzzi, capire il suo mondo prima ed dopo della sua impresa, cercare testimonianze ed intervistare chi lo aveva conosciuto , al fine di poter assaporare e condividere ancora di più il valore di quel gesto estremo di ribellione. E per meglio immedesimarsi , Santachiara, accompagnato dalla moglie Cecilia, ed il coautore Wu Ming 1 ( scrittore bolognese, senza alcuna esperienza di montagna e di scalate) salgono in cima a Pointy Lenana , ripercorrendo il percorso a suo tempo fatto dai nostri “eroi”, condividendone la fatica e le difficoltà, specie Bui, che era del tutto a digiuno di montagna.

La serata si è chiusa con numerosi interventi da parte dei soci presenti e domande al relatore sia sulla sua opera che ha colpito molto l’uditorio sia sulla sua professione di agente letterario.

La consegna del guidoncino e di un piccolo dono da parte del Presidente Maurizio Morolli, che ha ringraziato sentitamente l’ospite, ha chiuso la serata.

Lion Oreste Di Giacomo

 
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